Sandokan e le Tigri di Mompracem
«…– Odimi, Marianna – diss’egli, con accento selvaggio. – Vi è un uomo che impera su questo mare, […] un uomo che è il flagello dei naviganti, che fa tremare le popolazioni, e il cui nome suona come una campana funebre. Hai tu udito parlare di Sandokan, soprannominato la Tigre della Malesia? Guardami in viso. La Tigre sono io!…». (Da: Emilio Salgari, 1900, “Le Tigri di Mompracem”)
Nello scorso articolo parlavo dell’immagine collettiva che possediamo dei Pirati dei Caraibi, con una menzione eccezionale per Sandokan. Ma la Tigre della Malesia merita almeno un articolo a parte.
Quella di Sandokan è una storia rivolta ai giovani, ma ha avuto lettori e fans di tutte le età. Grazie alle sue tante fortune è rimasta per decenni uno dei grandi “romanzi per ragazzi” qui in Italia. L’adattamento televisivo RAI Sandokan (1976) diretto da Sergio Sollima ha dato un gran contributo alla longevità del personaggio e ha fatto rinascere il mito per le nuove generazioni. Inoltre dal 1 dicembre 2025 è andato in onda un nuovo adattamento RAI, che propone la sua versione della Tigre al pubblico di oggi.
Chi è Sandokan e da dove viene? Nato dalla penna del prolifico autore Emilio Salgari, Sandokan, il suo personaggio più leggendario, è apparso per la prima volta in un romanzo a puntate sui giornali.
Tra gli anni ’80 e ’90 dell’Ottocento uscire in questo formato, come “romanzo d’appendice”, era una delle migliori opzioni per autori stranieri e italiani come Salgari. Sulle pagine dei giornali sono apparse con decine di puntate quotidiane le storie di Charles Dickens e Arthur Conan Doyle; Herman Melville e Mark Twain; Gustave Flaubert, Jules Verne ed Émile Zola; Lev Tolstoj e Fëdor Dostoevskij.
Oggi alla ricerca di Sandokan e delle sue origini sono tornato al volume uscito nel 1900, oggetto nei decenni di tante ristampe.
Le Tigri di Mompracem – La Trama
L’incipit del romanzo ci porta a una piccola isola, la famigerata Mompracem, circondata da onde furiose. Nel pieno della tempesta notturna solo una luce s’intravede, in una grande capanna su cui sventola la bandiera rossa con la testa di tigre. La capanna è ricolma di mobili, tappeti e arazzi; quadri e arredi preziosi; mobili pregiati, scaffali con vasi traboccanti d’oro e gemme. In una poltrona, circondato da armi, tesori, bottiglie e bicchieri, c’è lui: Sandokan.
Alto, sui trent’anni, slanciato e muscoloso, possiede una bellezza «strana», esotica e «molto maschile». Fiero, coi capelli lunghi, il volto abbronzato, barba e occhi nerissimi, è avvolto da ricche vesti, con anelli scintillanti, il turbante col diamante e l’immancabile scimitarra. La tempestosa inquietudine degli elementi è riflessa nel lampo del suo sguardo.
L’amico fraterno, Yanez de Gomera, gli porta nuove notizie della Perla di Labuan. Nessuno dei due ha mai visto la fanciulla, ma le sole voci sulla sua bellezza hanno fatto invaghire Sandokan.
La Perla è circondata dagli inglesi che da anni hanno esteso il loro impero al Borneo e alle isole circostanti. Sandokan li odia e li detesta. Circa dodici anni prima era un giovanissimo principe guerriero. I suoi vecchi nemici, aiutati dagli inglesi, hanno assassinato la sua famiglia e l’hanno rovesciato dal trono. In esilio, Sandokan ha radunato uomini delusi e oppressi da tutte le isole circostanti. Si è messo a rapinare navi straniere come un pirata per sopravvivere, raccogliere ricchezze e, un giorno, riconquistare il suo regno. Così è diventato la Tigre della Malesia.
Ora però Yanez sente che l’infatuazione per la Perla mette in discussione i piani della Tigre. In un baleno, Sandokan raduna i suoi “tigrotti” sulle loro navi, i veloci e agili praho, e li guida in direzione di Labuan.
Il romanzo di Salgari è denso di scene d’azione, tanto amate dai ragazzi e non solo. Sandokan e i suoi fedelissimi, “coraggiosi fino alla follia”, vivono per il rombo del cannone, il sapore della salsedine e la scintilla delle sciabole incrociate, ma rispettano onore e prodezza.

Fig. 1 – Abrahams, J., (dopo il 1863). Pirofregata in ferro HMS Raleigh; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
In prossimità della meta, un piroscafo da guerra inglese pesantemente armato mette Sandokan alle strette. L’estremo arrembaggio dei tigrotti viene respinto dal numero e dalle armi dei difensori. Sandokan sconfitto si lancia in acqua con un proiettile in corpo. Si risveglia un paio di giorni dopo in un bel letto, in una dimora prestigiosa. Ironia della sorte, a medicarlo è stato un ricco inglese, Lord Guillonk, ex-capitano di vascello e cacciatore di pirati. Sandokan si guarda bene dal rivelare la sua identità. Dice di essere un principe, parente del sultano alleato degli inglesi. E ha notato lì attorno le tracce di una donna che lo ha accudito mentre era privo di conoscenza.
Quella donna è proprio la meravigliosa Marianna, la Perla di Labuan, nipote di Lord Guillonk. Sandokan, spinto fin lì da una sorta di ossessione, s’innamora per la prima volta: la Tigre è incantata.
Marianna non è solo bella e flessuosa, «con forme superbamente modellate». Malgrado la taglia minuta, ha «una fierezza e un’energia unica» che l’hanno portata a scontrarsi col rigido e inflessibile tutore. La giovane possiede una nascosta affinità con Sandokan: va a cavallo col fucile, nuota nelle onde indomite dei mari malesi e aiuta chi ha bisogno, persone di cui lo zio non s’interessa. Si accorge presto di avere un debole per il nuovo arrivato, così fiero, «con la galanteria d’un cavaliere europeo».
Marianna ha una natura segretamente duplice, indomita e coraggiosa, ma dolce e gentile. Sandokan per giorni si dibatte tra l’attrazione irresistibile della Perla di Labuan e il desiderio di tornare a Mompracem dai fedeli tigrotti che lo cercano. Le settimane passano e vorrebbe partire, ma la vicina presenza di Marianna lo frena ogni volta. Il dilemma persiste da qui alla fine del romanzo.
In occasione di una caccia alla tigre, i due rimangono soli. Lui approfitta per dichiararsi, e tra promesse di troni e conquiste, è sul punto di rivelare la sua identità. Marianna, affascinata, accetta il suo amore.
Quando appare la tigre, Sandokan la sorprende. La prende per il collo, la stritola con forza inaudita e la uccide con un solo affondo del kriss. Al banchetto che segue la caccia, però, Sandokan è riconosciuto da sir William, ufficiale del piroscafo inglese che aveva sconfitto i tigrotti.
Sandokan la mattina dopo si rivela a Marianna: lui è la Tigre della Malesia, ma non è pirata per avidità. Vuole solo fare giustizia per sé e per il suo popolo, e se lei lo respinge, se ne andrà per sempre. Marianna esprime il desiderio di andar via da Labuan per stare con lui, ma per ora lo esorta a scappare.
Sandokan sulle prime obbedisce, ma per un po’ rimane nei paraggi, beffando a più riprese le guardie che lo cercano con un’uniforme da sepoy rubata. Alla fine decide di ricorrere all’aiuto dei suoi, portar via Marianna e sposarla a Mompracem.

Fig. 2 – Lovett, A. C., (1911). Sepoy della tribù Awan; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
Tornato a Mompracem, Sandokan riabbraccia Yanez. Il portoghese, nella speranza di veder felice il «fratellino» e al contempo salvare Tigre e tigrotti dal pensionamento forzato, promette di aiutarlo a mettere in atto un piano.
Salgari è abile nel mantenere la suspense. Sandokan non può attendere un minuto: con l’uragano che si avvicina alle isole, balza su un praho accompagnato da Yanez e dai gioiosi tigrotti. Quasi arrivato, tra le onde paurose e lo scroscio incessante, trascina l’amico su una scialuppa per sbarcare di nascosto. Il piccolo scafo è scagliato contro un albero sulle coste sabbiose dell’isola, ma Sandokan si rialza subito. Con Yanez malconcio al seguito, la Tigre ritrova la strada, malgrado il terreno difficile e la fitta vegetazione tropicale. Vedendosi finalmente vicino alla villa di Lord Guillonk inizia a camminare tra le nuvole.
In un segreto incontro notturno, Sandokan riesce a toccare le mani di Marianna prigioniera attraverso le sbarre della sua finestra. Lord Guillonk l’ha promessa a sir William, e preferirebbe vederla morta piuttosto che cederla all’odiato pirata.
Dopo ricognizioni, inseguimenti con le guardie, travestimenti e ritirate nella giungla tra le bestie feroci, Sandokan e Yanez decidono una strategia. Assaliranno coi tigrotti il corteo di Lord Guillonk mentre lascia la villa. Allo scattare dell’imboscata, l’inglese non mira a Sandokan, ma a Marianna. È Yanez a sottrarla alla sua furia. La Tigre abbatte ruggendo tutti quelli che si parano tra lui e la Perla, e infine la porta via. Lord Guillonk rimane sdraiato contro un albero, mezzo morto.
Anche se Yanez vede prossima la conclusione delle loro avventure, sembra che le battaglie per Sandokan non debbano mai finire. Ha Marianna vicino, che prega e teme per la sua vita, ma la Tigre si sente invulnerabile e più forte che mai. Tira una bomba di mortaio in una ruota a pale del piroscafo inglese di prima, lasciandolo a girare impotente su se stesso.
Giunto a Mompracem, Sandokan la trova fiaccata da un recente attacco nemico, ma presenta ai tigrotti la loro “regina”. I suoi seguaci l’accolgono con gioia, indifferenti a ogni sacrificio e sofferenza; Sandokan è commosso.
Lord Guillonk però mette insieme una vera e propria forza multinazionale per dare l’assalto all’isola e alla fine, malgrado ogni arma, fortificazione e contrattacco, a Mompracem sbarcano truppe soverchianti. La Tigre della Malesia è costretta ad abbandonare il suo covo.
In un’ultima rincorsa di abbordaggi, battaglie e stratagemmi, Sandokan uccide sir William e beffa Lord Guillonk, fuggendo verso Giava con l’amata Marianna, il fido Yanez e i tigrotti superstiti. Piuttosto che chiederle di seguirlo tra sciabole e cannonate, Sandokan promette di costruire per lei un rifugio su un’isola lontana e di lasciare la sua vecchia vita. «La Tigre», dice piangendo, «è morta per sempre!».
Un eroe da film d’azione
Avventure e battaglie per la Tigre della Malesia non hanno davvero mai fine, perché il grande successo colloca Sandokan nel cuore del cosiddetto “Ciclo indo-malese” di Salgari, e le sue storie continuano per anni.
I romanzi commerciali e d’intrattenimento di solito non attirano l’attenzione degli studiosi di letteratura, ma per alcuni l’impronta culturale di Sandokan e le radici storiche del personaggio meritano un’indagine.
Anche se il linguaggio impiegato da Salgari oggi mostra i segni dell’età, Sandokan raccoglie proprio in sé, nella sua persona, l’appeal di tante moderne storie d’avventura e azione. L’autore ce lo descrive da subito come un uomo prestante, giovane, carismatico. È un pirata sulla cresta dell’onda, fa la sua prima comparsa in una notte tempestosa, circondato da sciabole e pistole, opere d’arte e favolosi tesori. Sua controparte è il fraterno amico Yanez. Un po’ più maturo ma con l’apparenza del gioviale mascalzone, il portoghese controbilancia lo slancio e l’impulsività della Tigre con la pazienza, la pianificazione e l’ingegno.
I due formano un dinamico duo che si completa in modo efficace.
Sandokan è anche un personaggio «strano» ed esotico, che opera in luoghi distanti, curiosi e attraenti. Parliamo di mari caldi e spesso tempestosi, isole lussureggianti, giungle misteriose, piante, frutti e odori del lontano Oriente, e pericolose bestie tropicali.
Dietro ogni svolta dell’avventura può celarsi una minaccia, o una nuova sfida.

Fig. 3 – Raffles, T. S., (1817). Uomo giavanese in abito da guerra; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
Ma la Tigre della Malesia è più astuta, più forte. Sandokan non è invulnerabile o invincibile, ma dimostra in più occasioni qualità sorprendenti: è un marinaio esperto, un agile cacciatore e nuotatore, sa orientarsi nella giungla, è un feroce combattente e possiede un’eccezionale energia. Con gli affezionati tigrotti, suoi seguaci e “fans”, Sandokan è sempre pronto a lanciarsi nella battaglia, sui mari o per terra. La forza d’animo e il «folle», sbalorditivo coraggio della Tigre e dei suoi compensa idealmente lo svantaggio tecnologico e l’inferiorità numerica rispetto agli oppressori inglesi.
Lo storico adattamento televisivo RAI del 1976 ha sottolineato il suo ruolo di liberatore e difensore dei deboli. Sandokan a differenza degli occidentali non cerca il profitto ma, insiste Salgari, è un principe e deve avere un suo regno e una regina.
Marianna, la Perla di Labuan, si presenta come la perfetta “metà” che gli manca. La piccola statura e i modi dolci e gentili nascondono un animo avventuroso e, per i suoi tempi, ribelle. La ribellione e il desiderio di avventure sono un segno distintivo della gioventù, e le storie di Salgari hanno attirato lettori e lettrici. La ribellione a norme soffocanti, a leggi opprimenti e al grigiore quotidiano è un altro richiamo delle avventure piratesche; qualcosa che Marianna vive in prima persona quando incontra Sandokan.
Il loro è un amore proibito, con molti ostacoli e “sbarre”. Sandokan ha in sé dei lati oscuri, dei tratti da antieroe. Ha le sue ragioni ma è pur sempre un pirata, temuto in particolare dagli inglesi per la sua furia. Battaglie e abbordaggi nel romanzo sono frequenti e sanguinosi. Marianna mostra spavento quando la Tigre si rivela, ma l’amore ha una forza trasformativa.

Fig. 4 – Magalhães, (2003). Tramonto a White Beach su Boracay Island; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
Sandokan reagisce con veemenza a chi gli dà la caccia e tenta d’intrappolarlo, ma da Marianna si lascia volontariamente incantare. È un Marte, o piuttosto una fiera, domata da Venere; un ruvido cavaliere destinato alla sua bella. Sandokan è sincero quando dice che per un futuro con lei è disposto a tutto, a conquistarle un regno, o perfino a «farsi inglese».
La Tigre che è in lui, però, continua a dibattersi, è irrequieta e non può essere trattenuta. È un dilemma su cui Salgari torna più volte, non solo per via dell’originaria struttura a episodi del romanzo. Yanez, i tigrotti e i lettori vorrebbero che le avventure continuassero “per sempre” e i nemici di Sandokan non abbandoneranno la caccia.
Le Tigri della Malesia è una storia compiuta; per chi la conosce per la prima volta, l’epopea di Sandokan potrebbe concludersi qui, e felicemente. Ma Sandokan ha avuto troppo successo e troppi fans per ritirarsi dopo la prima avventura. Anzi, L’ascesa dell’eroe prosegue tra sfide sempre più ambiziose e difficili, viaggi attorno al Borneo e in India, nemici insidiosi e schiaccianti. Le Tigri di Mompracem è solo l’inizio del viaggio di Sandokan, un’epopea più lunga e duratura di quanto il fantasioso Salgari probabilmente immaginava.
Se ti è piaciuto questo articolo, seguimi e non perderti i nuovi update. Condividilo coi tuoi amici e aiuta il mio piccolo Blog a crescere. Grazie e a presto!
Bibliografia
- AA. VV., «Ciclo indo-malese», 2025, it.wikipedia.org; https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclo_indo-malese
- Annunziato, S., «Lions and Tigers and Piracy! Colonialism in Two Versions of Emilio Salgari’s Sandokan», MLN, vol. 134, Supplemento, 2019, pp. S286-S302.
- Gerlich, B. M., «Sandokan Personaggio Storico», Oriente Moderno, 15:1, 1996, p. 111-126.
- Salgari, E., Le Tigri di Mompracem, Milano, Fabbri Editore, 2005.
Immagini e Fonti
- Immagine di testa – Della Valle, A., (1906). Copertina di Le Tigri di Mompracem; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons (Riproduzione parziale).
- Fig. 1 – Abrahams, J., (dopo il 1863). Pirofregata in ferro HMS Raleigh; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
- Fig. 2 – Lovett, A. C., (1911). Sepoy della tribù Awan; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
- Fig. 3 – Raffles, T. S., (1817). Uomo giavanese in abito da guerra; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
- Fig. 4 – Magalhães, (2003). Tramonto a White Beach su Boracay Island; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.