Ferro contro ferro: La Battaglia di Hampton Roads, 1862
«…Non c’è dubbio, la storia si conosce. Lo scampanio del ferro sul ferro squilla ancora in tutto il mondo – il clamore di quello scontro di fabbri…». (Da: Herman Melville, 1862, “A Utilitarian View of the Monitor’s Fight”)
L’inizio della Guerra di Secessione
Nello scorso articolo accennavo alla partenza del commodoro Perry da Hampton Roads alla volta del Giappone nel 1852. Meno di dieci anni dopo, la rada era contesa tra gli stati del Nord, fedeli all’Unione, e i secessionisti del Sud: gli Stati Confederati d’America.
Nei primi mesi del 1861, molti non erano sicuri o non volevano credere che questa Guerra Civile fosse “una cosa seria”. Tuttavia l’appello del presidente Lincoln per il reclutamento di volontari fu accolto con entusiasmo da tanti giovani del Nord. La Confederazione d’altro canto era stata la prima a mobilitarsi. Il morale era alto nelle milizie degli stati secessionisti, decisi a combattere la loro “Guerra d’Indipendenza” contro l’Unione.
Allo scoppio delle ostilità, molti dei migliori comandanti dell’esercito USA si erano ritrovati tra le fila della Confederazione in quanto uomini del Sud. L’Unione però conservò il controllo di una grandissima parte delle navi della Marina.
Nell’aprile 1861 Lincoln aveva ordinato il blocco navale di tutti i porti confederati. I giornali del Nord amavano chiamarlo “Piano Anaconda”. Grazie alla superiorità quasi totale sui mari, l’Unione poteva stritolare l’economia del Sud, oltre a minacciare le coste e le maggiori città “ribelli”. All’inizio del 1862, l’Unione aveva cominciato a sbarcare truppe nella Penisola della Virginia per marciare su Richmond, capitale dello stato e della Confederazione.

Fig.1 – Wood, J. T., (1885). Mappa dei fatti della Battaglia di Hampton Roads, Pubblico Dominio, fonte: en.wikipedia.org. (Riproduzione Parziale)
La Penisola della Virginia chiude a nord Hampton Roads (qui sopra), punto di confluenza di tante importanti vie d’acqua. All’inizio del Seicento, i padri fondatori della Virginia avevano identificato subito questa rada come enorme e promettente porto naturale. Hampton Roads raccoglie gli estuari dei fiumi James, Nansemond ed Elizabeth e sfocia nella grandissima Baia di Chesapeake, collegata all’Oceano Atlantico.
Il progetto confederato
Il blocco navale eseguito in fretta dalla Marina USA mise i confederati in grave difficoltà. Il cotone, “re” delle piantagioni del Sud, non poteva raggiungere i ricchi mercati europei. Ci voleva un modo per riequilibrare lo scontro, e vicino all’estuario del fiume Elizabeth, nei grandi cantieri navali di Norfolk, era rimasto un imprevisto e insperato “regalo”.
Prima di ritirarsi a Nord, il personale del cantiere aveva bruciato e affondato la pirofregata a elica USS Merrimack, minacciata dall’arrivo delle milizie secessioniste. Gli ingegneri del Sud, presa in mano l’attrezzatissima base navale, fecero recuperare il relitto e constatarono che ci si poteva lavorare.
I vertici della Confederazione approvarono un ardito piano per convertire la Merrimack in una nave all’avanguardia, una corazzata ironclad (ricoperta di ferro). Sulle macchine e sullo scafo inferiore della pirofregata, gli ingegneri confederati costruirono una casamatta blindata. Ordinarono piastre di ferro spesse 2 pollici (5cm) dalla più grande fonderia del Sud, la Tredegar Iron Works di Richmond, e le assicurarono allo scafo e al ponte. La casamatta angolata ricevette un doppio strato di ferro, fissato a una struttura di pino con spessore di 24 pollici (61cm).
Non mancarono compromessi e difficoltà. Infine la nuova nave, ribattezzata CSS Virginia, fu armata con la miglior artiglieria disponibile. Il risultato non era molto gradevole all’occhio. La Merrimack, lodata per le sue linee aggraziate, era stata trasformata nella “tettoia galleggiante di un fienile”.

Fig. 2 – Johnson, R. U. e Buel, C. C., (1887), Modifica della “Merrimac” nel Cantiere Navale di Gosport, Pubblico Dominio, fonte: en.wikipedia.org.
La risposta dell’Unione
Il lavoro serrato nel cantiere navale di Norfolk, iniziato all’incirca nel giugno 1861, durò molti mesi. L’intelligence del Nord non tardò ad allertare Washington. Preoccupata dalle notizie, l’amministrazione Lincoln creò una Commissione per le ironclad e il Congresso garantì i fondi per la costruzione di una o più navi. Furono visionate decine di proposte e la scelta ricadde infine sul progetto dell’inventore svedese-americano John (Johan) Ericsson, che aveva promesso di consegnare il suo battello a vapore entro 100 giorni. Il “Monitor” vantava uno scafo corazzato interamente in ferro e una torretta rotante, sua maggiore novità. La produzione delle tantissime parti metalliche fu rapidamente organizzata e spartita tra diverse fonderie del Nord. Mentre il battello prendeva forma a Brooklyn nel cantiere di Ericsson, i migliori marinai dell’Unione facevano la fila per unirsi al suo equipaggio.

Fig. 3 – Parkes, O., (1936). USS Monitor, Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
La Virginia si scatena
Per la CSS Virginia e il suo equipaggio scelto, l’ora della verità arrivò la mattina dell’8 marzo 1862. Una flottiglia di navi riconvertite della Confederazione uscì ad accompagnarla.
L’Unione però disponeva di cinque “vere” navi da guerra nella rada di Hampton Roads. La ironclad confederata era stata concepita per questa sfida, e per un’altra priorità strategica della Confederazione: ottenere una grande vittoria sul Nord.
L’arrivo della Virginia era atteso. Le navi dell’Unione avevano previsto di prenderla in un fuoco incrociato, ma per loro la battaglia si mise male da subito.
La fregata a vela USS Cumberland, speronata dalla Virginia, affondò velocemente con oltre 120 dei suoi marinai. La USS Congress, sopraffatta dalla ironclad sudista, prese fuoco e bruciò per gran parte della giornata.
Navi della Marina USA e batterie nordiste sulla costa scatenarono un bombardamento imponente, ma palle di cannone e granate rimbalzarono sul ferro di Richmond.
La pirofregata unionista USS Minnesota s’incagliò mentre cercava di allontanarsi. La Virginia provò a colpirla da lontano, ma col procedere del pomeriggio, il comandante decise di ritirarsi per badare ai feriti, riposare l’equipaggio e riparare qualche danno.
Il «mostro dei ribelli»
La Virginia sbuffò diretta a Norfolk lasciandosi dietro fuoco e distruzione. Era nato il mito dell’inesorabile “mostro dei ribelli”. La notizia della sua scioccante performance corse veloce a Nord verso Washington, e a Ovest verso Richmond.
Due navi dell’Unione erano perdute. Tre, nella foga dello scontro, erano rimaste arenate o incagliate. Il disastro dell’8 marzo lasciava in pericolo la supremazia navale del Nord. Qualcuno temette che la Virginia potesse salire a nord per la Baia di Chesapeake e presentarsi davanti a Baltimora, o perfino Washington.
Per gli americani, frastornati, l’epoca delle vecchie “fortezze di quercia” e delle loro imprese sui mari era al tramonto.

Fig. 4 – Johnson, R. U. e Buel, C. C., (1887), Esplosione della USS Congress, Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
La USS Minnesota non riusciva a liberarsi. Nella notte tra l’8 e il 9 marzo, però, gli scoraggiati marinai ricevettero la visita provvidenziale di un amico. Con eccezionale tempismo e dopo una pericolosissima navigazione di quasi tre giorni nell’Atlantico, il Monitor era arrivato lì, direttamente da New York. Il comandante John Worden accostò il battello alla fiancata della Minnesota e fece riposare il suo esausto equipaggio.
Il “gran duello”, 9 marzo 1862
La mattina seguente, presto, la Virginia uscì con la squadra navale confederata per dare un’altra batosta all’Unione. Intorno alle 7.30 il suo comandante, Catesby ap Roger Jones, la portò vicino alla USS Minnesota.
Lì era in agguato il Monitor. Sulle prime, i confederati lo guardarono stupefatti, incerti su cosa fosse davvero quello sgorbio galleggiante.
La stazza della ironclad nordista, circa 1000 tonnellate, era un quarto di quella della Virginia, ma il nuovo contendente si mostrò subito agile e mordace. Nella sua torretta rotante c’erano due cannoni Dahlgren da 11 pollici (280mm), i più grandi che la marina USA era riuscita a procurare.
Il gran duello era iniziato, ferro contro ferro. Ancor più del giorno prima c’erano occhi e cannocchiali puntati da ogni angolo di Hampton Roads.
I due campioni si studiarono, all’ardua ricerca di punti deboli. Entrambi erano prototipi pieni di difetti. I marinai, scelti per la loro esperienza, conoscevano poco le rispettive navi. Monitor e Virginia girarono uno attorno all’altra, a volte a distanza e a volte vicinissimi sparando e ricaricando più in fretta possibile. Dalla costa, soldati e ufficiali unionisti e confederati videro le granate della Virginia e i proiettili del Monitor rimbalzare da ogni parte.
Jones e Worden provarono entrambi a colpire il timone dell’avversario, inutilmente: non si riusciva a sparare con tanta precisione. Aperture e opportunità svanivano in fretta.
La torretta del Monitor stentava a partire e quando girava era difficile fermarla. Gli artiglieri urlavano spesso: «Da che parte è la Virginia?!», perché da dentro riuscivano a malapena a vederla.
Viste le distanze a volte brevissime, Jones pensò a un abbordaggio, ma il battello di Worden era troppo maneggevole. Le ironclad si presero vicendevolmente a cannonate per ore.
Intorno alle 10 la Virginia incappò in una secca, ma il Monitor non riuscì ad approfittarne, e le sue macchine la liberarono.

Fig. 5 – Davidson, J., (1886). Monitor e Merrimac, Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons. (Riproduzione Parziale)
Lo scontro ebbe fine verso le 11, quando una granata della Virginia esplose vicino alla scatola corazzata a prua del Monitor, che aveva feritoie per il timoniere e il comandante. Worden fu ferito e temporaneamente accecato. Il Monitor virò interrompendo l’assalto, e Jones concluse di aver finalmente sopraffatto il tenacissimo avversario.
D’altro canto si dice che l’equipaggio della Virginia fosse stanco, a corto di polveri, e che quasi tutte le strutture esterne alla tettoia corazzata fossero state spazzate via, fumaiolo compreso.
Quando Worden si riprese, la ironclad confederata si stava allontanando. Monitor e Virginia erano state colpite decine e decine di volte ma si erano rivelate troppo coriacee per le rispettive armi. A bordo di entrambe a fine giornata si contarono pochi feriti lievi, un bilancio che aveva del miracoloso. Le navi erano ammaccate ma operative.
Entrambe le parti cantano vittoria
Le valutazioni, prim’ancora di essere toccate dalla propaganda, furono entusiastiche.
Unione e Confederazione celebrarono comandanti ed equipaggi ed esaltarono le loro navi “invulnerabili e ultramoderne”.
Per ragioni politiche e il mutare delle circostanze sul campo, le due ironclad non si affrontarono mai più. Il loro unico incontro, la prima battaglia tra navi corazzate della Storia, fu studiato con grande interesse da esperti americani e stranieri. Produsse anche un torrente di sensazioni e riflessioni nel pubblico dell’epoca.
Durevoli impressioni
Nathaniel Hawthorne visitò di persona il Monitor, “una pentola di ferro”, e parlò con l’equipaggio. L’aria all’interno era soffocante. Marinai e ufficiali avevano viaggiato e combattuto al chiuso nel loro guscio metallico, sotto il pelo dell’acqua, e dipendevano dal sistema di ventilazione inventato da Ericsson.
Virginia e Monitor, brutte e sgraziate, rappresentavano la vittoria della pura funzione sulla forma, la marcia dell’industria e le sue grandi trasformazioni.
Herman Melville paragonò il Monitor a una campana da palombari e a un tronco galleggiante. Nella sua poesia In the Turret (1862), ritrae il comandante Worden in una torre corazzata. Il poeta riflette sui vincoli del dovere e il “patto” con la macchina per la vita o la morte: le glorie della guerra e le sue incertezze variano come il capriccio del vento e delle onde.
Qualcuno ha riflettuto anche sulle inconsuete circostanze dello scontro. Monitor e Virginia avevano fatto più che combattere per il controllo di Hampton Roads: avevano dato spettacolo.
La rada, con le sue acque riparate, era stata un’arena d’eccezione. Il puntuale arrivo dello sfidante, le mattinate limpide di marzo, i cappelli sollevati o lanciati in aria sulle coste, sono stati ingredienti essenziali per la cavalleresca “giostra” delle navi di ferro.
L’orgoglio di parte è in molti sensi ancora vivo oggi: chi dei duellanti ha lasciato il campo per primo? I particolari sono leggermente diversi ogni volta che il match storico viene raccontato, e si lanciano nel piatto ipotesi e bilanci.

Fig. 6 – Currier & Ives, (1862). La distruzione del mostro ribelle “Merrimac”, Pubblico Dominio, fonte: en.wikipedia.org.
Esiti e memoriali
Il singolo episodio non si può slegare dal flusso degli eventi. Per noi che guardiamo al passato dal nostro tempo, gli esiti possono sembrare predeterminati, frutto di un “destino”.
Per chi vive nel -suo- presente, però, ci possono essere solo previsioni, esitazioni e le incertezze di cui scrive Melville.
L’Unione mantenne il blocco navale e mise subito in cantiere numerose, nuove ironclad.
La Virginia, chiusa nel fiume Elizabeth, poteva uscire solo con l’alta marea. Quando la Confederazione decise di abbandonare Norfolk, fu distrutta per impedirne la cattura, l’11 maggio 1862.
Il Monitor, bassissimo sull’acqua, non era concepito per la navigazione in mare aperto. Sopravvissuto con grandi sforzi alla prima traversata da New York, affondò nell’Atlantico con 16 vittime in una burrasca il 31 dicembre 1862.
La loro memoria dura nel tempo, aiutata dalla loro grande sfida e da queste fini sfortunate. Entrambe le ironclad furono vittime dei propri difetti, di una tecnologia immatura e delle spietate urgenze della guerra.
Persiste però negli USA il desiderio di confrontarsi con quei tempi. L’area di Hampton Roads è densa di monumenti e memoriali. Norfolk è tuttora una delle maggiori basi navali americane, e qualcosa è rimasto anche di quei sentimenti, della paura e del fascino, del fermento e del clamore del ferro sul ferro.
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Bibliografia
- AA. VV., «Battle of Hampton Roads», 2025, en.wikipedia.org; https://en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Hampton_Roads
- AA. VV., «The Battle of Hampton Roads», 2025, history.navy.mil; https://www.history.navy.mil/our-collections/photography/wars-and-events/the-american-civil-war–1861-1865/css-virginia-destroys-uss-cumberland-and-uss-congress–8-march-1.html
- AA. VV., «Civil War Timeline», 2025, nps.gov; https://www.nps.gov/gett/learn/historyculture/civil-war-timeline.htm
- AA. VV., «History of the USS Monitor», 2025, madisonhistory.org; https://www.madisonhistory.org/uss-monitor/
- Malanowsky, J., «The Duel», 2012, nytimes.com; https://archive.nytimes.com/opinionator.blogs.nytimes.com/2012/03/08/the-duel/
- Mindell, D. A., «”The Clangor of That Blacksmith’s Fray”: Technology, War, and Experience Aboard the USS Monitor», Technology and Culture, 36:2, 1995, 242-270
- Rafuse, E. S., «CSS Virginia», 2020-2025, encyclopediavirginia.org; https://encyclopediavirginia.org/entries/css-virginia/
- Willis, S., Fighting Ships 1850-1950, Londra, Quercus Editions, 2014.
Immagini e Fonti
- Immagine di testa – Kurz & Allison, (1889). Battaglia tra Monitor e Merrimac, combattuta il 9 marzo 1862 presso Norfolk, Virginia; Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons. (Riproduzione Parziale)
- Fig. 1 – Wood, J. T., (1885). Mappa dei fatti della Battaglia di Hampton Roads, Pubblico Dominio, fonte: en.wikipedia.org. (Riproduzione Parziale)
- Fig. 2- Johnson, R. U. e Buel, C. C., (1887), Modifica della “Merrimac” al Cantiere Navale di Gosport, Pubblico Dominio, fonte: en.wikipedia.org.
- Fig. 3 – Parkes, O., (1936). USS Monitor, Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
- Fig. 4 – Johnson, R. U. e Buel, C. C., (1887), Esplosione della USS Congress, Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons.
- Fig. 5 – Davidson, J., (1886). Monitor e Merrimac, Pubblico Dominio, fonte: Wikimedia Commons. (Riproduzione Parziale)
- Fig. 6 – Currier & Ives, (1862). La distruzione del mostro ribelle “Merrimac”, Pubblico Dominio, fonte: en.wikipedia.org. (Riproduzione Parziale)